Il paragone con Cristo


Questo è un post a rischio noia.  Parole chiave: cuore, età, dolori. Uomo avvisato…

Un signore che mi ha insegnato qualche cosa, tempo fa, mi disse che a fare i giornalisti ci si mette una corazza sul cuore e si va avanti. Io seguì più o meno alla lettera l’insegnamento – all’epoca andavo in giro per campo profughi palestinesi, oggi più o meno dirigo le operazioni, e ça va sans dire rimpiango i palestinesi – ma ho capito anni dopo che era proprio una cazzata.
Coprirsi – il cuore, gli occhi, i pensieri – è proprio l’ultima cosa che uno deve fare nella vita. Squadrare le cose, sentire la carne che brucia, connettere i neuroni, reagire: questo bisogna fare.
Mi sono così abituata a coprire che mi si è offuscato lo sguardo. Mi sono così abituata a coprire che ogni tanto mi alzo la mattina e nella mia routine da automa perdo il contatto con il mondo: dove sono, che cosa sto facendo, come lo sto facendo?
Mio padre l’altro giorno mi diceva, alla comoda distanza di sicurezza di qualche migliaia di chilometri, che non sono più giovane.
Il discorso era complesso e lungo e inanellava tutta una serie di cose sulle quali non me la sento di tornare (sparare dei razzi terra-aria sui pensieri dei figli senza aver fornito uno scudo antimissile, comunque, dovrebbe essere proibito dalla convenzione per i diritti dei trentenni). Ma alla fine sono rimasta lì a chiedermi quando è che uno diventa grande. Ho 33 anni: in che categoria rientro? Cosa determina il passaggio da giovani ad adulti?
Quando avevo 16 anni – non proprio un’infante – avevo una certezza sul mio futuro: a 27 sarei stata sposata con figli e un lavoro appagante. Non che lo volessi o lo desiderassi, non sono nemmeno mai stata particolarmente barbiefiordipesco nei sogni.  Semplicemente mi pareva scontato: a 27 anni si è adulti e gli adulti così fanno (meriterebbe una nota sociologica a margine il riferimento al lavoro appagante: le distorsoni provocate dagli agi della provincia borghese sono inimmaginabili).
Va da sé che era una idiozia colossale, e non ho avuto bisogno di arrivare alla data ics per rendermene conto. Col tempo l’idea dell’essere adulto in me è stata semplicememte sospesa: lavoravo, amavo, viaggiavo senza mai chiedermi quale età sarebbe stata giusta per cosa.
Poi, il tempo ha iniziato a passare senza che io facessi nulla che vi rimanesse impresso. Niente per me, poco per gli altri, salvo un mirabile caso.
Adesso tutto presenta il conto. Sarà il paragone con Cristo, che a 33 anni lasciò il marchio per sempre.
E comunque mi accontenterei anche di qualcosina in meno della crocefissione, sia chiaro.

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