personaggi,  politica e dintorni

Bide me

Ieri notte sono incappata nella notizia dell’intervista del generale McChrystal, quella rilasciata a Rolling Stone (America, of course) che potrebbe costargli il posto di comando in Afghanistan viste alcune dichiarazioni non proprio entusiaste su Obama e Biden. Sono andata a leggermela in versione integrale (qui), già che nei prossimi giorni se ne farà un gran parlare e affidarsi alle traduzioni spizzichi e bocconi dei nostri quotidiani non è mai cosa saggia.

Nonostante richieda tempo – a me, venticinque minuti di orologio, saranno 90 mila battute distribuite su sei pagine fitte – la lettura è esaltante e ve la consiglio più che caldamente. Se ne ricava un’idea netta ed emozionante di cosa sia il giornalismo, anche periodico, nella tradizione anglosassone (vedi Vanity Fair U.S., che è un raccoglitore dei migliori scritti degli ultimi 30 anni) e ci si immerge in un personaggio nella sua inquietante interezza, come mai gli striminziti riassunti della nostra stampa lo restituiscono. Soprattutto, si capiscono una quantità di cose sulle guerre, l’esercito, il militarismo e il celodurismo americano, che davvero non è sostanzialmente diverso dalla scoppiettante rappresentazione che ne fece Coppola con il tenente Kilgore.

Eppure, e questo forse avrei dovuto dirlo prima, non credo affatto che le dichiarazioni di McChrystal siano così gravi. Se inserite nel giusto contesto, fanno solo parte di una ruvidità del personaggio, di un ego che si nutre di autocelebrazione; ovviamente, le due frasi estratte da Repubblica e Corriere impediscono di farsi un’idea corretta del tutto. Poi è evidente come il presidente degli States non possa permettersi di tollerare nemmeno una sbavatura dell’ego del suo uomo al comando, ma giusto per onestà intellettuale non me la sento di crocefiggere McChrystal, almeno non per queste sue parole.

10 Comments

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    momo

    a me la cosa che fa sballare degli statunitensi e’ la loro visione del mondo Fichtiana.. per loro c’e’ solo USA e non-USA.
    Non conoscono la storia. Non sanno un cazzo. Ma sono loro (ancora per poco) quelli che comandano. Che popolo.

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    gea

    bè, credo di averlo già raccontato, nei licei americani non si studia “storia” ma “american history”. Mica male come egocentrismo.

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    momo

    alla fine ha presentato le dimissioni.. volendo fare dietrologia, ha scelto la maniera piu furba per svicolarsi da un conflitto che era destinato a perdere: con la scusa dell’intervista mascalzona…

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    gea

    dubito che un personaggio di quel tipo se ne vada perché sa che perderà; al militare americano stereotipizzato in McChrystal, quello non importa poi così tanto. Importa la battaglia quotidiana, l’essere sul campo, il riconoscimento dei propri uomini. Poi, magari mi sbaglio ovviamente, ma secondo me in questo caso si tratta solo di aver mostrato troppo di sé a un Paese che resta fondamentalmente moralista e bigotto, sotto molti aspetti.

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    momo

    mhh.. leggendo il suo profilo nell’articolo non saprei. Cmq il militare tutto di un pezzo, non e’ mai il generale, e’ il sottoposto; il generale, se e’ li, non per meriti in battaglia -credo

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    momo

    quando fai il militare, sono tutti ordini, tenenti che urlano, fai questo e poi fai l’esatto contrario…
    Punizioni, se non sei pronto a reagire.

    Il motivo e’ semplice, e molto ben descritto in Full Metal Jacket. Tu non devi piu pensare, per essere pronto a fare la cosa piu lontana al tuo istinto di conversazione: seguire l’ordine di uno che ti dice di andare a farti ammazzare.

    La gerarchia militare, su piu livelli segue questa regola. Chi la infrange – anche un generale, SOPRATTUTTO un generale – mette a rischio l’intero sistema. Mi spiace non c’e’ eroismo. Si e’ “tutti di un pezzo” come dici te per formazione (o indottrinamento, scegli te).

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    momo

    questo commento si riferisce al post su Dell’Utri.. stavo per scrivere qualcosa, ma poi ho visto “no comment” e penso che mm ci sia niente da aggiungere

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