• personaggi

    Aggiornamenti

    1. Nelle ultime settimane sto andando in giro a intervistare alcuni dei valorosi che rappresenteranno l’Italia all’Olimpiade di Vancouver, il mese prossimo. Trattandosi di sport invernali, si parla per lo più di gente abituata a metri di neve e temperature simil-artiche, residente in paesini arroccati su picchi dolomitici, con strade non mappate dai navigatori satellitari e tornanti che ti strizzano lo stomaco. La scena è più o meno questa: mi sveglio alle cinque e mezza, mi infilo uno strato sopra l’altro tutto l’abbigliamento tecnico che possiedo, butto in borsa un TomTom ricevuto in prestito dal fratello maggiore risalente al 2005 e mai più aggiornato, prego silenziosamente che la macchina non…

  • viaggi

    On the asian road_ part 3

    [Leggi la prima e la seconda parte] Per arrivare dal Vietnam a Seam Reap, Cambogia, ci sono due modi: fare otto ore di autobus fino a Phnom Penh e di lì altrettante in barca lungo il fiume Sanlop – lo ha fatto mio padre, me ne ha detto meraviglie – oppure salire su un bielica alle sei della mattina e pregare il buon dio. Noi, a corto di tempo, abbiamo pregato. La panoramica della microscopica sala d’arrivo dell’aeroporto cambogiano esemplifica con rara chiarezza le statistiche diffuse annualmente dagli organismi internazionali, secondo cui la Cambogia si piazza al 153esimo posto su 158 dei Paesi più corrotti al mondo, con una tra…

  • viaggi

    On the asian road_part 2

    [leggi la prima parte] La storia del Vietnam, almeno quella degli ultimi 30 anni nota ai più, gira intorno a un fazzoletto di terra, Cu Chi. Per essere esatti, sopra è un fazzoletto di terra e sotto è il più complesso, articolato e claustrofobico sistema di cunicoli mai costruito dall’uomo; basti pensare che, impossibilitati a entrarci per le proprie dimensioni da Rambo, gli americani assoldavano coreani dal formato mignon per andare a stanare i vietcong. A portarci a Cu Chi, in un’alba assonnata, è Sonny, un saigonese venticinquenne dall’inglese perfetto e, soprattutto, dall’incontenibile bisogno di parlare. Sonda le nostre inclinazioni politiche con discrezione, e poi butta lì: “A Saigon non…

  • Dispacci,  viaggi

    On the asian road_part 1

    [avviso ai lettori: il tempo di lettura di questo post è lunghetto. Non lamentatevi, l’ho anche diviso in due parti!] Sette aerei in venti giorni, quindici chili di zaino sulle spalle, una decina di sveglie all’alba, due notti insonni, centinaia di chilometri su bus scalcinati, la pelle divorata dagli insetti. Tutto per via di una sola persona: il dannato colonnello Kurtz. O, meglio, per quei sette indimenticabili minuti in cui anni fa mi palesò la sua esistenza: le tastiere di Manzarek sull’attacco di The End, il napalm che incendia la giungla, le pale degli apache che vanno in dissolvenza su quelle dei ventilatori in una stanza spoglia, Martin Sheen perso…