• Dispacci,  sharing economy,  viaggi

    Dispacci, India – Madurai #11

    C’è gente in giro che chiede se è vera la leggenda per cui il couchsurfing serva a trovare qualcuno con cui andare a letto; esistono persino articoli di giornale un po’ sciocchi che ne parlano.  È evidente che chi li ha scritti non ha mai fatto couchsurfing: altrimenti saprebbe che la prima cosa che si fa in un altro continente, dopo aver incontrato la propria amica-couch, è chiedere il contatto del miglior medico ayurvedico in città, per trovarsi qualche ora dopo seduti in attesa del proprio turno per un massaggio terapeutico in uno studio che non ha mai visto un interior design e nemmeno l’Ikea (forse neppure straccio e spazzolone,…

  • gea and the city,  pane e sharing,  sharing economy

    Kids, leave the teacher alone

    Ho fatto una lezione alla Bocconi sulla sharing economy. Non chiedetemi come e perché hanno chiamato me, ma così è andata. E anche l’intervento è andato bene. Solo che alla fine mi sono immaginata tutti questi studenti che erano stati lì a prendere appunti sui Mac fiammanti – ad alzare lo sguardo dalla cattedra si restava trafitti dalle Mele illuminate – segnarsi il mio nome su un file, e poi collegarsi a internet e finire qui sopra, e d’un tratto il tailleur nero che avevo indossato mi è parso inadeguato a fare il monaco, non so se ci capiamo.

  • pane e sharing,  sharing economy

    Leggete Pane e sharing

    Leggi Pane e sharing, leggi Pane e sharing, leggi Pane e sharing. Nei prossimi due mesi, il racconto di viaggi e giornate all’insegna della collaborazione si sposta qui. Cosa vuol dire in pratica? Che sto per partire per un tour a costo zero tra l’Europa e gli Usa alla ricerca delle esperienze più interessanti della sharing economy, e cioè tutte quelle cose che quando le impari ti paiono una figata pazzesca ma prima ti sembra impossibile che esistano, tipo andare a bere un caffè  in un bar nel quale smanettoni ti aggiustano l’iPhone solo per il piacere di farlo, o incontrare quelli che hanno convinto i supermercati a regalare alla collettività un po’…

  • gea and the city,  sharing economy

    Le conseguenze del couchsurfing

    Ho ospitato due couchsurfer busker, che è il nome nobile per artisti di strada, che è il nome comune per freakkettoni con zaino, dreadlock e scorte di idealismo sulle spalle. Ho messo da parte un po’ di paranoie e di pregiudizi e alla fine quasi ho invidiato la loro naiveté nutrita di semini e tisane, che mi hanno pure generosamente regalato. Peccato che quattro giorni dopo in casa ci sia ancora un odore pestilenziale: «Fanno benissimo alla salute», mi ha detto lui la sera che ha deciso di cucinare, tagliando mezza testa d’aglio e tre cipolle intere dentro al soffritto per altrettante persone. Se l’odore non passa entro stasera chiamo i ghostbuster.