• giornali e dintorni

    Appunti per un giornale che non c’è

    Sono convinta, convintissima, che sarebbe il momento perfetto per fondare un nuovo giornale. Un giornale di carta, oltretutto (non solo, ma anche). Conosco perfettamente i dati di vendita, quelle sulle abitudini di lettura, il costo di stampa e distribuzione, eccetera; non mi sfugge nemmeno che molti esperimenti recenti – incluso qualcuno al quale ho partecipato, come Pagina99 – siano finiti male. Il momento è comunque perfetto. Esiste una fetta enorme di popolazione (di sinistra) che non ha un giornale di riferimento, e con giornale di riferimento non intendo vicino a qualche partito. Parlo dei valori: quelli tradizionalmente appartenenti alla sinistra — non per forza alla militanza dura e pura, ma certamente…

  • fermo immagine,  giornali e dintorni,  politica e dintorni,  tivù

    Essere minoranza

    Io, cosa significhi essere minoranza, lo so da sempre. Sono minoranza dalla nascita, quasi per statuto. Il mio nome non ha santi (né eroi), non è comune e non è nemmeno italiano, anche se io lo sono. Sono minoranza nella mia famiglia, in cui tutti hanno studiato giurisprudenza, inclusi i parenti acquisiti, e io a cinque anni già impaginavo il giornalino della prima elementare, sapendo che quello avrei fatto — o almeno voluto fare — nella vita. Ero minoranza alle elementari, unica non battezzata in una scuola di suore, la sola che mi aveva  preso a cinque anni. Ero minoranza alle medie, quando i miei compagni ascoltavano gli 883 e…

  • giornali e dintorni,  immigrazione,  politica e dintorni

    Dall’emergenza pitbull a quella migranti, in tre mosse

    L’estate in cui i pitbull divennero emergenza è così lontana che quasi non la si ricorda: era il  2003 e il susseguirsi di aggressioni – o, meglio, del racconto di tali aggressioni sui media – fu così spinto che nel settembre di quell’anno l’allora ministro della Salute Sirchia varò la cosiddetta ordinanza pitbull per mettere paletti alla loro circolazione. Da allora, i pitbull sono una specie di fiume carsico dell’informazione nostrana: appaiono e scompaiono nelle cronache a seconda della stagione (l’estate è meglio) e della predominanza di altre notizie più urgenti. Con una micro ricerca, si scopre per esempio che ci sono state quattro aggressioni di pitbull nei giorni scorsi, tanto…

  • giornali e dintorni,  politica e dintorni

    Le responsabilità del giornalismo

    E così siamo arrivati alla mattina dopo l’Armageddon, che a pensarci non era poi così imprevedibile e impensabile come parecchie prime pagine e commentatori ci hanno spiegato nelle ultime 24 ore.  Non serve dire perché non era difficile da intuire – mi fregio di aver detto per settimane che il Pd non avrebbe preso il 20% e che la Lega avrebbe sorpassato Forza Italia; in compenso, sul resto della sinistra e sulla Bonino ho sbagliato grandemente – ma è invece utile ricordare quanto per mesi ci è sembrato scontato che l’unico esito possibile fosse un altro governo Renzi-Berlusconi, il famigerato Nazareno Bis. I giornali, di qualsiasi inclinazione, l’hanno descritta non solo…

  • giornali e dintorni,  il lavoro logora chi non ce l'ha,  libri

    Questa notte è per voi

    Domani, finalmente, apriamo le iscrizioni a FreeJourn. Domani, in questo momento della serata, appare ancora discretamente lontano: mi candido a infilare la seconda notte di fila davanti al computer, dopo il secondo giorno incollata al telefono, a basecamp, a documenti da ricostruire, tradurre, emendare. Pensavo che avrei avuto un cedimento invece, finora, è stato divertente: intenso, stressante, consumante, ma divertente. Ho trascorso gli ultimi giorni con il mac su un tavolino in terrazza, il sole a squagliarmi di giorno e i moscerini a ronzare la sera, parecchie birre e pizze surgelate, Giuliana e Niccolo a guardare le immagini, video da 10 giga da scaricare e foto da scoprire, molti spaventi, qualche insoddisfazione, la…

  • gea and the city,  giornali e dintorni,  personaggi,  tivù

    Il giornalismo nell’era di Twitter

    (Soundtrack: Times they are a changing) Succede che leggi il New York  Times e ci trovi delle storie di giornalismo vero, costate (immagino) molta fatica e molte ricerche ai loro autori: l’unico uomo che ha battuto Putin in un tribunale, le armi chimiche in Iraq, i documenti secretati sul ruolo dei sauditi nell’11 settembre. Poi vai a guardare chi le ha scritte, e benché da anni tu legga i quotidiani Usa, frequenti i programmi d’informazione americani e abbia conoscenza degli States, non hai la minima idea di chi siano questi, o certamente quantomeno non hai la minima idea di che faccia abbiano o di che suono abbia la loro voce. Ed…

  • gea and the city,  giornali e dintorni,  il lavoro logora chi non ce l'ha

    La potenza distruttiva dell’equo compenso

    Ho avuto un’epifania: non so più scrivere. Non è un granché come scoperta, specie in questo momento. Ma facciamo che non lo dite al mio editore e auspicabilmente lui potrebbe non accorgersene. E’ andata così: ho passato talmente tanto tempo negli ultimi mesi (anni?) a leggere in inglese che non so più scrivere in italiano. Quindi mi autodenuncio. In parte anche per salvare i 20 milioni di bambini e adolescenti le cui madri, in questo momento, staranno gracchiando o supplicando compassionevoli: «Marco (o: Cosimo, Antonietta, Genoveffa, Giulia, Stefano), perché non leggi un po’ in inglese? Ti farebbe così bene. Lo dice anche la tua insegnante che ne avresti bisogno per impararlo…

  • Dispacci,  giornali e dintorni,  politica e dintorni

    Rio/ Dispacci #fuoriserie

    Alzarsi ogni mattina con il sole in fronte e la foresta a un passo; accendere internet per aggiornarsi sull’Italia e scoprire che Berlusconi avverte Renzi, Berlusconi rompe il patto, Berlusconi all’ospedale, Berlusconi è finito, Berlusconi ha paura. A volte le cose sono questione di prospettiva; la mia è che se quella è politica, ne faccio serenamente a meno.

  • gea and the city,  giornali e dintorni,  politica e dintorni

    Twitto, dunque esisto

    Sto per dire una cosa reazionaria, e per di più proibita tra coloro che – come me – si guadagnano da vivere (anche) grazie a Internet e affini. Non solo: sto per dire una cosa terribilmente banale, che squalifica il dibattito vivace e interessante (qui e qui e qui qualche esempio) che da tempo i migliori osservatori (incluse persone con le quali ho lavorato fianco a fianco) dicono sul web e sulle possibilità che permette, oltre che sul mondo che ha creato. In realtà, e qui sta un primo punto, riassumendo in modo grezzo e dozzinale parte della migliore riflessione sulla rete, si può dire che Internet non ha creato…