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    Il paradosso di Battiato e Grillo

    Sull‘affaire Battiato penso che ci sia stata una ipocrisia vomitevole. Ma ho già scritto questo, e quindi non mi ripeto. (Se non volete leggerlo, un sunto. Battiato dice quello che tutti pensano e lo cacciano, dopo averlo scelto perché era intellettualmente onesto e originale. Grillo insulta tutto il giorno il Paese, e domani gli lasciamo in mano le sorti del governo e della nostra economia).

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    Sulla strada

    Deve esserci una ragione per cui ogni volta che allontano mi dalla sinistra (che, intendiamoci, non vive in Italia, né a nord né a sud), la vita mi manda un segnale. Tipo amici licenziati in tronco perché i margini aziendali non ci sono più, o famiglie di quattro persone che erano classe media fino a dodici mesi fa in cui adesso entrambi i genitori sono senza lavoro, un figlio va ancora a scuola e l’unico che porta a casa lo stipendio è un 25enne pagato decisamente meno dei limiti contrattuali per lavorare molto di più dell’orario previsto. Se credessi in Dio, direi che mi rimette sulla giusta strada. Invece deve…

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    Chi tutto, chi niente

    La differenza tra la stampa americana e quella italiana è in questo strepitoso pezzo di Micheal Lewis per Vanity Fair Usa. Ha passato sei mesi con Obama, tra la Casa Bianca, l’Air force one e i campetti da basket. Ha scritto più o meno 100 mila battute, direi una quindicina di pagine fitte. La storia non è il servizio di copertina: sulla cover c’è andata un’inchiesta su Scientology con le rivelazioni di Katie Holmes.

  • giornali e dintorni

    Aldrovandi, mi vergogno io per loro

    La vicenda dei quattro poliziotti che hanno massacrato di botte Federico Aldrovandi fino ad ammazzarlo e, condannati in via definitiva a tre anni e sei mesi (poi indultati), si sono messi a scrivere sui social network insultando la madre del ragazzo, è una di quelle cose che mi fa sognare di non essere una giornalista. Vorrei non dover rispondere pubblicamente del ribollire della pancia e dei pensieri. Perché scriverei che una giustizia che punisce l’omicidio brutale di un ragazzo disarmato con tre anni e sei mesi non è giustizia. E che l’opacità del corpo alle dipendenze del ministero degli Interni, come già fu a Genova nel 2001, è degna di…

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    Letture consigliate

    Per dovere di informazione, segnalo che ho due nuovi blog (legati a Lettera43.it) Geatag e Soffiati il naso col pettine Non che li dobbiate leggere – uno poi si guarda solo – ma magari. (Non è un tradimento, né mania di grandezza: l’alternativa era portare Geolina dentro al giornale. E capirete che anche io ho una dignità professionale minima da difendere)

  • gea and the city,  giornali e dintorni

    Codici di geometrie esistenziali #1

    La signora ecuadoregna che fa le pulizie  a casa mia mi ha chiesto un aumento e glielo ho concesso, dopo tre minuti scarsi di spiegazione (porque sabes, el pais es muy pobre y mi hija no tiene que comer y bla bla). Io sono sei mesi che entro nella stanza del direttore e gli chiedo un aumento; dopo un’ora di spiegazione esco a mani vuote. Mi sa che le propongo uno scambio: lei fa la giornalista, ché con le parole evidentemente è meglio di me, e io vado a pulire case altrui. Ché forse guadagnerei anche di più.