• fermo immagine,  giornali e dintorni,  politica e dintorni,  tivù

    Essere minoranza

    Io, cosa significhi essere minoranza, lo so da sempre. Sono minoranza dalla nascita, quasi per statuto. Il mio nome non ha santi (né eroi), non è comune e non è nemmeno italiano, anche se io lo sono. Sono minoranza nella mia famiglia, in cui tutti hanno studiato giurisprudenza, inclusi i parenti acquisiti, e io a cinque anni già impaginavo il giornalino della prima elementare, sapendo che quello avrei fatto — o almeno voluto fare — nella vita. Ero minoranza alle elementari, unica non battezzata in una scuola di suore, la sola che mi aveva  preso a cinque anni. Ero minoranza alle medie, quando i miei compagni ascoltavano gli 883 e…

  • fermo immagine,  gea and the city

    Undressed, l’ecstasy della tivù

    E così adesso c’è una casa. Fate finta che non sia passato un anno tra l’ultimo post e questo, un anno, sei mesi in un bilocale imprestato, tre in un circa monolocale che se fosse arrivato un giorno Salvini avrebbe subito invocato le ruspe scambiandolo per un campo rom, e parecchie notti qui e là. Tirate una linea dritta che scavalchi appartamenti e mesi e mi avrete sul divano grigio – Ikea in via di estinzione, m’ha detto il commesso consigliandomi di comprare più fodere prima che escano di produzione: se ne vanno sempre i migliori – in questo delizioso sottotetto, di fronte alla tivù. Ho comprato una televisione, sì: una…

  • fermo immagine,  gea and the city

    Rischio d’impresa

    Qualcuno ogni tanto mi chiede cosa fai da quando hai dato le dimissioni. La risposta figa è: «Scrivo un libro». Quella onesta è: «Mando tra le 50 e le 100 mail al giorno, passo 12 ore al giorno almeno davanti a uno schermo a leggere cose, ne programmo altre che erodono metà del mio micro-cumulo di risparmi e chissà se avranno un qualsiasi ritorno». Tecnicamente, mi ha ricordato mio fratello, si chiama rischio d’impresa. Credo che i nomi tecnici siano stati inventati per fare sentire un po’ meno peggio le persone.

  • fermo immagine,  personaggi

    Emilio Marchi

    Paolo ha girato un piccolo documentario su Emilio Marchi. Emilio, 70 anni, è un italo-argentino che nel 1974 è stato imprigionato a Buenos Aires per aver dato ospitalità a un dissidente. Lo hanno tenuto dentro per tre anni, lo hanno picchiato, torturato, affamato, umiliato. Poi lo hanno costretto all’esilio. Emilio è venuto in Italia, a Padova, dove aveva qualche familiare, e si è mantenuto vendendo i quadri che dipingeva. Nel 1983, alla caduta del regime, ha deciso di rientrare. Gli ho chiesto perché. “Ogni esiliato ha dentro un misto di rabbia feroce e desiderio struggente di tornare”, mi ha detto. Ha fondato una Ong per aiutare i bambini, Jardin de…

  • fermo immagine,  gea and the city

    Poesie nuove

    La mia risibile vita culturale, impantanata da un paio d’anni tra le sentinelle del Medio Oriente e le secche affettive della Darsena, può fregiarsi di due-dico-due esperienze da raccontare. Giovedì sono andata al Macao – il grattacielo dei Ligresti occupato la settimana scorsa: finché c’è vita c’è speranza – a vedere Guido Catalano: un po’ poeta un po’ cabaretista un po’ conversatore divino. Catalano è un torinese 40enne con due musicisti genovesi a metà tra Tom Waits e Pancho Villa: pungenti, accoglienti, ironici il giusto. Il titolo del suo ultimo libro è Ti amo ma posso spiegarti, il che chiarisce perché lo abbia trovato perfetto dopo qualche ora di scambi…

  • fermo immagine,  gea and the city,  viaggi

    Total eclipse of the head (oppure due donne allo sbando in una giornata qualunque)

    A un certo punto ieri volavano talmente tanti stracci tra il mio Io, Es, SuperIo e quegli altri brutti ceffi che si agitano lì dentro che ho pensato di fare l’unica cosa intelligente che sia in grado di fare: darmela a gambe. Non sola, bensì con una delle due persone al mondo che conosce e rispetta tutta la mia banda di energumeni interiori, e per qualche ora riesce anche a fargli fare pace (l’altra, purtroppo, abita a troppe ore di volo da qua). Jessi, partiamo stasera? Carico gli sci su un taxi e arrivo. Tanto la valigia non l’ho ancora disfatta dall’ultima volta. (A vivere in un monolocale, in effetti,…

  • fermo immagine,  gea and the city,  giornali e dintorni

    29.11.2011

    Ho una televisione che non funziona, un iPod troppo pieno, due nocciole e tre noci, un pensiero ricorrente e un sollievo stagionale. Ho lo stomaco annodato dai dubbi e la testa assediata dalle canzoni. Ho tanti desideri e pochi denari. Ho molti sogni e ignoti talenti. Ho l’ironia dei forti e la paura dei deboli. Tutto nello stesso sabato mattina.

  • fermo immagine

    Torneremo ancora a cantare

    Quando è morto il Sic, ieri, ero io di turno al giornale. Mi ha chiamato un amico per dirmelo, infiniti minuti prima che lo scrivessero le agenzie. Ho iniziato a battere la notizia come una automa, condendo le informazioni di rito con un po’ di ricordi, personali e non. Ma al momento di titolare, ho messo: “Simoncelli gravissimo”. Sapevo che non era vero, che stavo ingannando il lettore. Avevo già guardato il reply dell’incidente un numero sufficiente di volte per sapere che il Sic non si sarebbe alzato mai più. Chiunque va in moto lo sa, che un colpo così ti ammazza. L’unico miracolato, nel 1983, fu Paolo Uncini: ma…