gea and the city,  sharing economy

Le conseguenze del couchsurfing

Ho ospitato due couchsurfer busker, che è il nome nobile per artisti di strada, che è il nome comune per freakkettoni con zaino, dreadlock e scorte di idealismo sulle spalle.
Ho messo da parte un po’ di paranoie e di pregiudizi e alla fine quasi ho invidiato la loro naiveté nutrita di semini e tisane, che mi hanno pure generosamente regalato. Peccato che quattro giorni dopo in casa ci sia ancora un odore pestilenziale: «Fanno benissimo alla salute», mi ha detto lui la sera che ha deciso di cucinare, tagliando mezza testa d’aglio e tre cipolle intere dentro al soffritto per altrettante persone.
Se l’odore non passa entro stasera chiamo i ghostbuster.

One Comment

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    Maurizio Camagna

    Ecco io questa cosa qui non la capisco proprio. Perché devono per forza nutrirsi di aglio e cipolla? È una forma di protesta? È un modo per obbligare gli altri a superare le barriere? Cos’abbiamo fatto di male noi per dover subire l’invasione delle ultrapuzze moleste? E, soprattutto, dio stramaledica l’inventore del soffritto, origine di ogni male terreno.

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