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    Dispacci, India – Madurai #11

    C’è gente in giro che chiede se è vera la leggenda per cui il couchsurfing serva a trovare qualcuno con cui andare a letto; esistono persino articoli di giornale un po’ sciocchi che ne parlano.  È evidente che chi li ha scritti non ha mai fatto couchsurfing: altrimenti saprebbe che la prima cosa che si fa in un altro continente, dopo aver incontrato la propria amica-couch, è chiedere il contatto del miglior medico ayurvedico in città, per trovarsi qualche ora dopo seduti in attesa del proprio turno per un massaggio terapeutico in uno studio che non ha mai visto un interior design e nemmeno l’Ikea (forse neppure straccio e spazzolone,…

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    Dispacci, India – Madurai #10

    L’India è anche quel Paese in cui per prendere un treno devi prenotare tre giorni prima, oppure accettare di fare a gomitate con decine di indiani, anche loro senza posto e quasi certamente senza biglietto, carichi di stracci e di diffidenza verso la donna bianca, per contenderti con loro dieci centimetri di panca dura su cui sedere. Il treno, infatti, è una scatola metallica di quelle che se ne son viste nei musei alle elementari, fischia come la locomotiva dei film Western, non ha finestrini né porte né bagni, viaggia adagio adagio in prossimità di ogni fermata per consentire ad ambulanti di ogni genere di appendere le loro mercanzie ai…

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    Dispacci, India – Trichy #9

    L’India è quel Paese in cui puoi passare il pomeriggio a vedere templi del X secolo godendo di una bellezza maestosamente sconvolgente e poi trovarti alle dieci di sera, in piena città, di fronte a poveri cristi scalzi che scavano buche a bordo strada a mani nude, evitando a stento gli schizzi di fango degli autobus, nell’indifferenza generale.

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    Dispacci, India – Auroville #8

    Il signore che ci avrebbe ospitato aveva precisato: “La casa è low profile”, e mentre il tuc tuc ci portava ad Auroville avevo quasi paura di capire cosa low profile potesse significare per un indiano. Ma avevo sottovalutato almeno due cose: cos’è Auroville, e chi ci costruisce una casa dentro. Auroville è “una città utopica, senza moneta, fondata su ideali di uguaglianza e sugli insegnamenti spirituali di Sri Aurobindo”, per sintetizzare tonnellate di scritti e documenti più o meno ufficiali. Fondata nel 1968 da un gruppo di seguaci del guru non distante da Pondicherry, l’enclave francese dove Aurobindo (uomo politico e d’azione prima di diventare guida spirituale) si era rifugiato…

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    Dispacci, India – Tiruvannamalai #7

    Atto primo Mi son svegliata e l’occhio mi faceva male, più male della sera precedente. Ma ci ho messo un po’ a realizzarlo, perché nel frattempo mi faceva male anche un sacco di altra roba: la schiena, avendo dormito su un asse di legno con sopra un materasso spesso quattro centimetri; la gola, nonostante, incurante del ridicolo, mi fossi avvolta una sciarpa intorno al collo per averla vinta contro il bocchettone dell’aria condizionata posizionato a 30 centrimetri dal letto; le narici, perché a metà della notte di Chennai (come oggi si chiama Madras) dalle finestre aperte ha iniziato a salire quell’olezzo di discarica così frequente in India, mescolato a diesel…

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    Dispacci, India – Chennai #6

    Prima avevo un negozio, ma non c’era abbastanza lavoro. Qui se guadagni meno di 150 mila rupie la tua aliquota è del 10%. Ma se ne guadagni di più è del 25%. L’Iva è al 28%. Se metti 100 rupie in banca, in tre transazioni non c’è più niente. La situazione è tremenda. Ma il primo ministro Modi cosa sta facendo? È un bugiardo. È un illitterato. Un uomo di campagna che ha costruito una carriera coi soldi. Ma gli indiani sono troppo innocenti: si vendono per 400 rupie. [lezione di vita da un tassista, al quale dai 3,70 euro per un’ora di corsa e mezza (sua) di attesa, e…

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    Dispacci, India – Chennai #4

    In tutti i Paesi asiatici il clacson è usato con una certa libertà: più che un segno di avvertimento, un’allerta permanente. Il che, peraltro, rispecchia la natura del traffico. In India tuttavia è qualcosa di più, quasi un segno di mascolinità: più suoni, più sei uomo. Ed è così che oggi l’autista del bus Chennai-Tiruvannamalai, sul quale incautamente ci siamo sedute in prima fila, mi ha totalmente stordito: e non basta che abbia messo prima gli auricolari e poi addirittura i tappi per le orecchie, sono arrivata a destinazione frastornata come mai mi era successo per il rumore, con quel senso di nevrastenia da il prossimo che dice una sillaba…

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    Dispacci, India – Chennai #3

    Sto faticando a fare foto. Normalmente rischio l’effetto giapponese, qui invece ho un blocco. Scatto immagini, le riguardo e mi pare che non restituiscano nulla: non la sporcizia sedimentata in stratificazioni geologiche, non l’accozzaglia di oggetti, cemento, fiori freschi, fiori calpestati e incenso ai margini della strada, non le facce impastate di sudore, polvere e vita, non le mucche sdraiate in mezzo alla strada e centinaia di scooter, tuc tuc e auto incastrate intorno, non la gente buttata per terra a dormire e non – soprattutto – l’ordinarietà della scena, l’assoluta normalità, in cui l’unico vero elemento distonico sei tu con il tuo trolley colorato e gli occhiali da sole…

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    Dispacci, India – Goa #2

    La classe media indiana esiste, e consuma smartphone e selfie stick (nonché, sospetto, soft porno in quantità). Coi primi ci fa foto ovunque: si fa e ti fa. Hanno più foto di me in spiaggia gli indiani che tutta la mia famiglia, inclusi i parenti di secondo grando. Nel soft porno, infatti, alla fine ci sei dentro tu: cos’altro ci faranno mai con quei duecento selfie che ti hanno chiesto di fare in quanto strano soggetto esotico?