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    Chile Dispacci #4

    Appuntamenti e spostamenti, istruzioni per l’uso.  Per ottenere esatta distanza di percorrenza, moltiplicare per 2 (esempio: se vi dicono 40 minuti, calcolarne circa 80); per gli incontri, aggiungere dai 15 ai 20 minuti;  durata media di un pasto, ore due; orario di imbarco da traslare di 30 minuti più in là. 

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    Dispacci Chile #3

    La tenuta è in sobbuglio: per il primo anno dalla sua fondazione, quest’anno il Cile non è passato all’ora legale. Solo che metà della popolazione non lo sapeva, e quindi stamane il personale di servizio non si è presentato, le sveglie delle stanze degli ospiti non sono suonate, le escursioni sono saltate.  Lo trovo fantastico: soltanto in un Paese sudamericano (e hispanico) può succedere. Oye, lo siento, es que no me he enterado. Altro che realismo: questo è il non sufficientemente celebrato sconvoltismo magico.

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    Dispacci Chile #2

    Sulla strada tra Temuco e Villarica si incontrano più mucche che persone: due autostoppisti, dieci pascoli bruciati dal sole, una guida sudaticcia che cerca riparo dal caldo mentre aspetta che un pullman di turisti arrivi a caricarlo. Casette di legno sovrastate da gigantografie scolorite che pubblicizzano la prossima fiera del bestiame costeggiano la strada, e potrebbe sembrare il Texas se non fosse per il prezzo indicato sui cartelloni Se Viende che fanno capolino qui e là: ci vogliono 2 milioni e mezzo di pesos – circa 3.700 euro – per diventare felici proprietari di un rettangolo col tetto rosso, con cavallo nel recinto che brulica sterpaglie.  La pampa si dirada man…

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    Patagonia Dispacci #8

    E insomma, ero stata buona e seria per tutta la navigazione, finché ieri sera ho deciso di salire al bar dei gringo a salutare i miei amici canadesi. Li ho trovati in un tavolino centrale, lui col suo cappello da marinaio in testa e un bloody mary in mano, lei in prossimità del bancone del bar a reclamare una ciotola di noccioline.  May I join?, Posso sedermi, ho chiesto, e non avevo ancora scandito l’ultima sillaba che lei gridava al barista, Un pisco sour, por nuestra amiga. Mentre io finivo il primo – g i u r o – lui ha bevuto due bloody mary e mezzo e lei tre…

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    Patagonia Dispacci #7

    Conversazioni standard degli americani a bordo, tra un Martini cocktail e l’altro (dice il barista Leandro che i gringo li riconosci perché bevono solo Martini e Bloody Mary, azzannando Pringles come se fosse appena finita la guerra e avessero anni di carestie da recuperare).  – What was the name of the place we were today? – Neta – Nittta? – No, sir, Neta – Meet ya? – No, sir, it’s spanish: Neta – Dee tha? Whatever. What time is lunch served?

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    Patagonia Dispacci #6

    E certo che una nave da crociera – per quanto piccola ed ecosostenibile e impegnata nella navigazione più avventurosa immaginabile per un mammut di acciaio da migliaia di tonnellate – non è troppo diversa da una caserma di maschi disperati: ho fatto l’errore di entrare una volta nella stanza di comando e di mettermi a chiacchierare con qualche sottufficiale e ora praticamente mi inseguono nei corridoi. Ogni volta ne spunta fuori uno nuovo che si sente in dovere di consigliarmi cosa mangiare o invitarmi a vedere qualcosa o di raccontarmi la storia dello Stretto di Magellano dal 1520 in poi, con ampie digressioni sul ruolo della propria famiglia di avventurieri…

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    La Patagonia Dispacci #5

    Infine il vento si è affievolito, in corrispondenza del canale di Beagle: 30 nodi, una bazzecola rispetto agli 81 delle raffiche che qualche ora prima avevano spinto mezza fiancata sott’acqua. La nave fantasma è tornata a brulicare di vita e di appetiti: a ora di cena, americani e canadesi premevano contro la sala ristorante come gli ultras che si arrampicano sulle barriere allo stadio.  Dopo essersi (esserci) abbondantemente rifocillati, il personale di bordo ha fatto scattare il karaoke nel bar in cui qualche indomito inglese aveva continuato a sorseggiare whiskey incurante della tempesta. E si sa, al karaoke io non posso resistere, tantomeno dopo ore di penitenza sul letto della…

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    Patagonia Dispacci #4

    E comunque mi convinco sempre più che ci sia una correlazione diretta tra l’indisponibilità di molti Stati e governi a spendere in missioni (im)possibili e la progressiva resa dell’essere umano, il suo ritagliarsi un confortevole angolo di mondo dal quale guardare il proprio ombelico. L’Italia è l’emblema assoluto di questa regressione.  Tutte le grandi esplorazioni della storia sono state finanziate da sovrani e nazioni: basti menzionare quelle di Colombo e Magellano, il mastodontico progetto cartografico del Beagle (l’imbarcazione su cui, peraltro, viaggiava Darwin), la spedizione scientifica del Comodoro Byron  e persino – in anni più recenti – il programma Romanche  con cui il governo francese organizzò un’osservazione del passaggio di…