• Dispacci

    Dispacci, Negev-Gaza #7

    La verità è che viene da fare gli scemi, a dispetto della serietà con cui si prendono loro. O, forse, proprio per via di quella: raffinamento del concetto abbozzato a Gerusalemme, quando abbiamo pensato di ridare una speranza a migliaia di figli di ultraortodossi condannati a una vita realmente incolore distribuendo copie di Playboy fuori dalle scuole medie, come invito all'(auto)erotismo. Eccoci, gli indiani metropolitani dello shabbattismo. Che, già da sé, onomatopeicamente si presta, specie se ti svegli sopra un altopiano di sabbia nel mezzo del nulla e devi cercare un beduino vegano e senza denti per farti fare colazione perché quelli da cui andresti normalmente di sabato non toccano…

  • Dispacci

    Dispacci, Negev #6

    Atto primo Deserto, deserto, ancora deserto. Di sabbia, di roccia, di minerali ferrosi mescolati a sale e a sabbia. Bellezza abbacinante, tagliente, desolante. Ricordi del Sahara, del Mojave, dei Sahrawi, della Death Valley e di tutti i posti in cui ancora non s’è stati ma si spera di andare. Dopo ore di deserto, l’insegna del kibbutz Lotan, presentato dai local mainstream come l’avanguardia dell’innovazione ecosostenibile, pare un miraggio: avranno della frutta? Ci sarà una cerimonia di collettivismo da raccontare? I bambini crederanno nel dio deserto e nel mito della frontiera? La risposta sta nel frigo del microsupermarket zeppo di Coca-Cola e Fettuccini alfredo surgelati, pizze e gelati Nestlè, venduti da…

  • Dispacci

    Dispacci, Negev #6

    Ore dopo guidavamo nel nulla lunare del deserto del Negev, con le scarpe da ginnastica attaccate agli specchietti retrovisori per farle asciugare dopo l’affondamento in una pozza salata e prima di fermarci in un McDonalds con gli archi piantanti nella roccia a mo’ di bandiera di Armstrong, e Galimberti ha raffinato il concetto: No, son serio: non è un caso che tutte le religioni più severe sian nate qui, eh. Guàrdate intorno: nun c’è nulla. Nasci qui, dici e ora che cavolo faccio? E t’attacchi al tuo dio.  Facce’ caso: le religioni più bonaccione, più fricchettone, son nate tutte in posti meno ostili, se sta meglio là. Dico cazzate?

  • Dispacci

    Dispacci, Ramallah #5

    Ore passate a chiederci se e come superare il checkpoint in macchina – ma glielo chiediamo all’assicurazione se si può? ma ci portiamo dei libri da mostrare? ma al limite parcheggiamo la macchina e andiamo a piedi dall’altro lato? – e poi la AiGo bianca motorizzazione probabilmente 600 ma forse anche due e mezzo che ci hanno noleggiato ha passato il confine Gerusalemme-Ramallah senza che nessuno chiedesse nemmeno un documento.  Il consueto casino di Ramallah ci ha risucchiato in men che non si dica: strade sempre sporche, attraversate da automobili praticamente in qualsiasi direzione possibile – diagonale rispetto al senso di marcia, suonando il clacson in continuazione, tra le preferite…

  • Dispacci

    Dispacci, Tel Aviv #4

    La generazione con la divisa e il mitragliatore si è palesata di colpo, dopo due giorni che incontravamo solo hipster in canottiera collegati a grinder, dog sitter per famiglie affluent ed arabi israeliani di ogni età e tipo, rumorosi e bruschi come i loro cugini dei Territori.  Eravamo in centro, nei pressi dell’auditorium, forse il solo posto in cui la città sembra davvero una città. I militari ragazzini erano radunati disordinatamente, un po’ seduti in gruppetti – telefono in mano e fronte sudata – un po’ sdraiati per terra, al riparo dal sole. Ci stavamo chiedendo come mai fossero tutti lì quando ci siamo girati e abbiamo visto una spianata…

  • Dispacci

    Dispacci, Tel Aviv #3

    La prima mattina è trascorsa in spiaggia, ché con 37 gradi e altrettanti chilometri di sabbia bianca sarebbe stato difficile fare altrimenti. Abbiamo pedalato su un lungomare che avrebbe potuto essere Rio o la Barceloneta, zeppo di gente e delle loro stranezze: runner appanzati con le radio sotto braccio, caschi integrali su honda mille che sgasano da ferme, giapponesi ricoperti di simil-burkini integrali in tessuto ultra tecnico per non cuocere al sole.  Dappertutto bandiere d’Israele, musica e le schioppettate ritmiche di una speciale varietà di racchettoni di cui si consumano tornei infiniti, con colpi sordi e precisissimi che da lontano sembrano percussioni africane e da vicino tentativi di catarsi di…

  • Dispacci

    Dispacci, Tel Aviv #2

    La morte degli stereotipi, o di come siamo arrivati nell’aeroporto più sicuro e blindato del mondo e nessuno ci ha chiesto, controllato o contestato nulla.  Tempo per passare la sicurezza: 30 secondi esatti, a fronte di ore trascorse a sentire descrizioni terribili di come avrebbe potuto essere. Abbiamo pensato che fosse per via della preparazione allo shabbat, il sabato ebraico – meno addetti, meno attenzione, tutti concentrati a pregare – ma è stato chiaro appena arrivati a Tel Aviv che dello shabbat non gliene frega troppo a nessuno.   Credevo di arrivare a Miami, mi son sentita a Beirut. Man mano che il tassista si avvicinava a Florentine, il quartiere working class e…

  • Dispacci

    Dispacci, Istanbul #1

    È strano, o forse inquietante, come la vita sembri scorrere normale nei posti che normali non sono più.  A una settimana dal referendum – forse truccato – con cui Erdogan ha di fatto ottenuto il potere quasi assoluto, nell’aeroporto cittadino di Istanbul centinaia di persone vanno e vengono, acquistano oggetti, provano  profumi, rossetti, auricolari per l’iphone.  Nell’unico ristorante con una connessione wifi, un tavolo è occupato da un gruppo di stranieri con le teste rasate che sembrano dipinte, o ricoperte di mercurio cromo: hanno per lo più barbe lunghe e visi scuri, forse arrivano dagli Emirati o da altri Paesei arabi. Scopro con incredulità  che si tratta di trapianti di…

  • alla rinfusa

    Dammi tre parole

    Titto, descrivi la zia Gea: Disordinata, altezza media, pazza (sì eh fa cose che gli altri non fanno: tutti quei balletti al volante per esempio), lavorativa, strana, divertente. [subtitle: Donne in cerca d’autore]