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abitudini

Sono due notti che non dormo. Ho passato la settimana a vedere leucemie infantili, radiazioni, esplosioni, centrali nucleari.
L’altra notte avevo mio nipote nel letto e mi sono svegliata di soprassalto, a toccarlo, per vedere se era tutto intero.
Stamattina alle 4 stavo scrivendo del patto di Bengasi, Gheddafi, la guerra, i caccia. Alle 10, Milano ha scodellato un sole pazzesco e sono uscita in motorino. E per strada mi veniva da piangere, un tracollo emotivo, qui il cielo azzurro e una canzoncina nelle orecchie e 1.000 chilometri a sud i bombardieri, i bambini morti, gli spari per strada.
Non ce la faccio, mi sono detta, sono troppo fragile per questo lavoro. Ma forse alla fine ci si fa l’abitudine.

One Comment

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    Belinde

    Non serve nemmeno tutto questo tempo, per abituarcisi. Almeno, per me non è questa gran fatica, ma sono conscio del fatto che questo mi rende una persona peggiore di te.

    Finché senti in bocca il sapore del fiele vuol dire che sei viva. Io non lo sento, e il sillogismo a volte mi schiaccia.

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