gea and the city,  politica e dintorni

noi, provinciali dell’Orsa minore

Ho già avuto modo di dire – forse non qua, ma chi legge quello che scrivo sui giornali se ne è reso conto – di quanto sia cresciuto negli ultimi tempi il mio afflato socialista. Paradossalmente, più capisco e studio cose economiche, e più la repulsione verso tutto il sistema cresce. C’è un movimento, che si chiama decrescita, di cui mi sto occupando molto. Poi c’è l’economia ecologista, che forse è ancora meglio, perché più immediata: la concretezza è il problema di ogni rivoluzione che si rispetti.
In ogni caso, senza farla troppo lunga, stamane stavo leggendo questo estratto di intervista a Mandred Max-Neef, economista cileno, e mi sono venuti i lacrimoni. Può essere che, tra i 31 anni appena compiuti e la caviglia sfasciata, abbia un po’ gli ormoni sballati. Ma secondo me commuove anche voi.

I worked for about ten years in areas of extreme poverty in the Sierras, in the jungle and urban areas of Latin America. And one day at the beginning of that period I found myself in an Indian village in the Sierra in Peru. It was an ugly day. It had been raining all day. And I was standing in the slum. And across from me, a guy was standing in the mud – not in the slum, in the mud. He was a short guy … thin, hungry, jobless, five kids, a wife and a grandmother. And I was the fine economist from Berkeley. As we looked at each other, I suddenly realized that I had nothing coherent to say to that man in those circumstances, that my whole language as an economist was absolutely useless. Should I tell him that he should be happy because the GDP had grown five percent or something? Everything felt absurd. Economists study and analyze poverty in their nice offices, they have all the statistics, they make all the models and are convinced they know everything. But they don’t understand poverty.

I live in the south of Chile in the deep south. And that area is known for its milk production. Top technologically, and in every way the best there is. A few months ago I was in a hotel there for breakfast, and there were these little butter things. I looked at one. It was butter from New Zealand. And I thought, isn’t that crazy? Why? The answer is because economists don’t know how to calculate true costs. To bring butter from 10,000 kilometers to a place where you already make the best butter, under the argument that it is cheaper, is a colossal stupidity. They don’t take into consideration the environmental impact of 10,000 kilometers of transport. And part of the reason it’s cheaper is because it’s subsidized. So it’s clearly a case in which the prices do not tell the truth. It’s all tricks. And those tricks do colossal harm. If you bring consumption closer to production, you will eat better, you will have better food, you will know where it comes from and you may even know the person who produces it. You will humanize consumption. But the way economics is practiced today is totally dehumanized.

We need cultured economists, economists who know the history, where the ideas come from, how the ideas originated, who did what; an economics that understands itself very clearly as a subsystem of the larger system of the biosphere. Today’s economists know nothing about ecosystems, nothing about thermodynamics, nothing about biodiversity – they are totally ignorant in those respects. And I don’t see what harm it would do to an economist to know that if the beasts and nature disappear, he would disappear as well because there wouldn’t be food to eat. But today’s economists don’t know that we depend absolutely on nature. For them, nature is a subsystem of oureconomy. It’s absolutely crazy!

10 Comments

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    Luca Sognatore

    Più che di commozione io provo fastidio. Perché quello che dice questo economista è assolutamente banale. Eppure, a quanto pare, non scontato. Purtroppo.

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    gea

    giusto luca. Ma tu hai mai sentito uno dei nostri monetaristi, da quelli di palazzo Koch alla Bce, passando per Napolitano che comunque sempre un buon comunista è stato, dire che bisogna ripensare il modello? voglio dire, oltre le frasi di rito del prendiamoci rispetto della natura ecc?
    Il mantra è la crescita: obiettivo 2, 3, 4% del Pil. E invece non ci sono cazzi, la crescita non è sostenibile. Bisogna smontare tutto pezzo per pezzo, e ripensarlo. A partire dal mio lavoro, s’intende.

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    Gea

    La mia moto è 100% made in borgo panigale. Squisitamente italiana. Emissioni di co2 a parte, non fa male all’ecosistema. ;).

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    marco

    Ho avuto una reazione simile a quella di Luca: non commozione, ma fastidio. Proprio perché sono cose di cui ormai si parla dovunque e spesso, in tutte le forme e su tutti i media. Ma se ne parla e basta.

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    gea

    mmmmh, secondo me non cogliete la differenza tra il discorso dell’attivista e quello dell’economista. Sostanziale.
    Ma intendiamoci, siamo democratici, ogni reazione è legittima 🙂

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    gea

    questo è il pezzo clue, per quello che mi riguarda.

    As we looked at each other, I suddenly realized that I had nothing coherent to say to that man in those circumstances, that my whole language as an economist was absolutely useless. Should I tell him that he should be happy because the GDP had grown five percent or something? Everything felt absurd. Economists study and analyze poverty in their nice offices, they have all the statistics, they make all the models and are convinced they know everything. But they don’t understand poverty.

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    giovanni

    Ripensare al sistema certo, dopo averlo smontato pezzo per pezzo… Sì Gea, il concetto di crescita non è più sostenibile, il ritmo di dispersione delle risorse naturali e le conseguenze in termini di squilibrio socio-economico e soprattutto politico che il capitalismo neoliberista comporta a livello globale credo sia ( o almeno dovrebbe esserlo) oramai chiaro ai più nelle società Occidentali..
    Allo stesso tempo resta però chiaro ai più che non c’è modo di fermare l’auto in corsa: il sistema della crescita intesa come aumento sistematico del PIL, è una Ferrari senza freni, e nessuno, men che mai l’Occidente, si sognerebbe di rallentarla men che mai di farle fare un’inversione ad U….
    Alcuni mesi fa, una mia amica astronoma che ha lasciato la carriera accademica per raccogliere gigli e olive e seminare grano nel suo podere nel contado fiorentino (tutto coltivato con il meraviglioso metodo della permacultura) ha detto alla mia ragazza “Ma sai Rosa, io consumo poco e lavoro poco!”… Quella frasetta innocua per me è stata scioccante, perché per la prima volta ho visto interi pezzi della mia quotidianità ridursi in inutili frantumi….. Siamo davvero pronti ad un sistema sociale che non sperpera risorse e non alimenta il controllo sociale attraverso l’induzione di bisogni inutili? Beh, credo di no, ma ammiro e stimo tutti quelli – come la mia amica di Firenze- che hanno già accettato la sfida!
    P.S. Gea, riguardati per la caviglia, e poi la tua moto è talmente “local” da rendere l’impatto ambientale….trascurabile direi…. Ciao!

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