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    Cina dispacci #3

    Al cinese faccio ridere. Mi guarda estrarre dalla tasca i fazzoletti tempo (pagati a peso d’oro) per soffiarmi il naso e non si trattiene: mi ride in faccia. Poi si gira dall’altro lato e si soffia il naso anche lui. Senza fazzoletto. Non so in quale epoca dello sviluppo si trasformino in dei lama (i bambini non sputano, ho notato), però è incredibile quanto riescono a sputare. E dove: se sono al chiuso di una stanza, si alzano dal posto a sedere e raggiungono un angolo per scracchiare all’incrocio dei muri. Se morisse un marinaio per ogni imprecazione tirata quando uno sputo ti sfiora una scarpa, avrei sterminato la V…

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    Cina Dispacci #2

    A Pechino, impero della programmazione economica controllata e della crescita armoniosa verso il progresso universale, non ho visto nessuno chiedere l’elemosina o rovistare nella spazzatura (probabilmente sono stati tutti deportati nel deserto dei Gobi). Più ci si avvicina a Shanghai, culla del rampantismo made in China, più aumentano invece i disperati che ti si attaccano alla giacca per due spicci, o quelli tramortiti dal freddo avvolti nel cartone ai semafori (durante la notte poi il cartone glielo fregano: la raccolta della carta qui è un business sulla rampa di lancio). Non so se questo dia ragione a Marx, ma senza fare troppo caso alle sottigliezze se fossi in Bersani verrei…

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    Cina dispacci (vale ovunque) #1

    In violazione di tutti i miei principi morali, per riuscire a mangiare mezza porzione di qualsiasi cosa devo ordinare almeno quattro piatti: il 99% lo lascio, qualcosa funziona. Mi sento una merda, specie di fronte alle facce dei camerieri, ma cazzo bisognerebbe precisarlo: piatto di olio di semi che frigge da sei giorni con dentro fave.

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    Suzhou Dispacci #1

    Al terzo giorno, come quello più famoso, sono risorta: ho ripreso a respirare. Per celebrare l’evento avevo pianificato una gita a Suzhou, antico centro della seta nonché Venezia d’Oriente. Una cittadina, il posto giusto dove recuperare i bronchi. Ma dalla stesura della lonely planet (dodici mesi fa) ad ora, la cittadina ha acquisito quel milioncino di abitanti, testa più testa meno. E dal treno mi ha accolto così (le foto fanno schifo, ma giusto per capirci).

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    Shanghai Dispacci #2

    Alla fine sono dovuta andare da un medico. Seduto tra le sue radici di zenzero mi ha detto che ho una piccola infezione dei bronchi per via del freddo e dell’inquinamento; pare che un sacco di stranieri si ammalino quando arrivano in Cina perché l’aria fa schifo (lui non ha detto proprio così, ovviamente). Comunque Shanghai è una città paracula. Ha saputo vendere tutto, persino la propria miseria. Gli hutong (vicoli) di Pechino qui sono foderati di gallerie d’arte che vendono fotografie fashion dei poveri cristi. Mi pare un posto senza anima, un po’ Tokyo un po’ Hong Kong ma senza l’autenticità di nessuna delle due, specie tra la gente.…

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    Shanghai Dispacci #1

    Cercavo una farmacia a Shanghai (le pastiglie di bacche non sembrano efficaci: oggi ho consumato quattro pacchetti di fazzoletti e mi sento uno straccio); invece mi sono imbattuta in un parrucchiere. Sono entrata scatenando il panico. Bionda e mossa: mi studiavano concentrati come al congresso mondiale di fisica quantistica. Per prendere tempo mi hanno offerto un tè con biscottini, che ho divorato. Il capo dello staff si è subito precipitato a fare dei gesti: are you hunger? Si vede che avventarsi sui dolcetti non usa: in effetti tutti gli altri clienti li hanno lasciati (quando era girato, ho provato anche a fregare quelli del mio vicino). Poi uno dei quattro…